Betty Boop, la prima icona sexy dei cartoon

di Maria Govanna Tarullo

Betty Boop, la storia della prima icona sexy dei cartoon

Nata dalla mente dei fratelli Fleischer negli anni Trenta, la rivoluzione che ha portato il suo personaggio le ha permesso di rimanere viva ancora oggi. Riccioli corvini, grandi occhioni verdi, labbra rosso fuoco e una deliziosa giarrettiera impreziosita da un piccolo cuoricino. Sì, stiamo parlando proprio di lei la prima icona sexy del cinema d’animazione: Betty Boop.

Ottantasei anni portati benissimo, Betty Boop appare sugli schermi degli americani negli anni Trenta uscendo con tutto il suo sex appeal dalla penna dei fratelli Fleischer. Il personaggio si rifà al look delle ragazze in dell’epoca, dette flapper, presenti in particolare nell’ambiente del jazz.

Sembra proprio, infatti, che lo stile e le movenze di Betty – compreso il suo sensuale ritornello Boop-oop-a-doop – siano stati “presi in prestito” dalla cantante Helen Kane, tanto da spingere l’artista a fare causa ai fratelli Fleischer e alla Paramount per aver sfruttato la sua immagine senza il suo consenso. Anche se il processo rimase solo una parentesi nella storia di Betty Boop, perché non esistono prove che dimostrino la tesi di Helen Kane.

La figura di Betty Boop si manifesta in un momento storico dove la donna, anche grazie alla presenza delle dive del burlesque, tenta di emanciparsi sia nei comportamenti che nel modo di vestire. Così Betty, che rappresenta un’adolescente, appare con un vestito cortissimo che lascia scoperte le spalle e le gambe, lasciando in bella vista la giarrettiera.
La vita trasgressiva di Betty fu colpita duramente dall’America conservatrice e dal Codice Hays che costrinsero i suoi ideatori a rivedere la sua personalità frizzante, relegandola alle faccende domestiche e rivisitando l’abbigliamento che divenne molto più casto.

Tutto questo porta nel 1939 alla fine della vita cinematografica di Betty, ma la sua rivoluzione le ha permesso di rimanere nell’immaginario collettivo ancora oggi.
Bellissimo l’omaggio del regista Robert Zemeckis in “Chi ha incastrato Roger Rabbit?” dove Betty Boop compare, in bianco e nero, nel ruolo di sigarettaia nel club dove si esibisce la prorompente
Jessica Rabbit, recitando la battuta: “Nonostante l’arrivo dei cartoon a colori, io sono ancora in gamba”.

Tutto questo ci fa capire come dietro quella signorina sbarazzina ci sia molto di più di un simpatico logo da stampare su magliette, borse, agende e molto altro.

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