Il caso Pandora e Le Fanfarlo

Ricordate il caso Pandora che la scorsa settimana ha creato un ampio dibattito sul sessismo in pubblicità? A provocare il polverone è stata una componente de Le fanfarlo, un gruppo di performer, una scuola di burlesque, un blog corale di donne che vivono il burlesque non come fine ma come strumento di empowerment femminile. Hanno un decalogo che vi consigliamo di andare a leggere QUI, di cui vi riportiamo il decimo punto: “Viviamo il burlesque come strumento di empowerment femminile. Abbiamo un cervello e un reggicalze. E non abbiamo paura di usarli. Entrambi.”

 

Abbiamo fatto qualche domanda a Lisa Dalla Via, ideatrice e maestra del gruppo sul caso Pandora per saperne qualcosa di più su come è andata.

Siete state le prime a denunciare il sessismo della pubblicità Pandora. Come gruppo vi siete trovate d’accordo sulla critica?

Tutto è nato per caso, da un lavoro di squadra nella chat di Fanfarlo: in pochi minuti una delle ragazze che si trovava casualmente in Duomo ha inviato a tutte la foto che ha fatto il giro del web. Non si trattava di un fake, eppure tutte eravamo talmente incredule da reputarlo tale!

Il punto è che questa pubblicità gioca in modo talmente maldestro con gli stereotipi, da riuscire a non risultare ironica né per gli uomini né per le donne. I primi vengono fuori come dei tontoloni che non ne prendono mai una, le seconde rimangono decisamente attonite a sentire parlare ancora di ferri da stiro e grembiuli.

A prescindere dalla cattiva o buona fede, sappiamo che giocare con gli stereotipi significa camminare su un terreno minato, se è vero che ad oggi la vita di molte donne è ancora pesantemente condizionata da questi.

Il vostro post su facebook è rimbalzato di post in post fino ad interessare la stampa. Vi aspettavate tutto questo clamore?

Non ci aspettavamo assolutamente il clamore che abbiamo suscitato col nostro post, anche perché non siamo così “grandi” da, teoricamente, poter smuovere le masse, né era nostro intento farlo. Evidentemente abbiamo intercettato un sentire comune, la voglia di molte donne (e uomini) di guardare al femminile secondo codici diversi da quelli del passato che ci descrivevano esclusivamente come “angeli del focolare”.

Pandora si è trovata costretta a rispondere. Cosa pensate della risposta della Pandora?

La prima risposta di Pandora secondo noi non è stata appropriata (“avete capito male voi”). Nella seconda risposta sono arrivate le scuse, anche se il concetto dell’ “avete capito male voi” è rimasto. Il punto è che se la comunicazione di un’azienda arriva così “distorta” (a loro dire) rispetto alle intenzioni, allora vuol dire che è la comunicazione ad essere sbagliata.

Quanto il burlesque può fare per la difesa e il rispetto delle donne?

Il burlesque, per come lo viviamo noi, aiuta le donne ad avere maggiore fiducia in loro stesse, ad affermare il proprio valore a prescindere da tutto, età, misure, forme, cultura. Le accompagna in un percorso di consapevolezza che, inevitabilmente, si riflette anche nella vita “reale”, modificando anche il rapporto con gli altri. Insegna soprattutto a rispettarsi, e solo chi si rispetta è in grado di insegnare il rispetto agli altri.
Certo non ci aspettiamo che improvvisamente il mondo intero impari a leggere la bellezza e il messaggio che i nostri variopinti corpi svestiti cercano di raccontare, ma crediamo che quella del burlesque possa essere una piccola rivoluzione gioiosa a base di strass e piume di struzzo ;). E si sa, gutta cavat lapidem.

E può, proprio il burlesque combattere il sessismo?

Il burlesque può combattere il sessismo perché si fonda sulla consapevolezza femminile. Nel momento in cui ci spogliamo, dobbiamo per forza fare i conti con quelli che crediamo essere i nostri difetti, condizionate da un mondo che ci racconta una bellezza pressoché omologata; solo che, anziché nasconderli, li esponiamo con orgoglio sopra un palcoscenico. Ciascuna donna attraverso il burlesque può diventare una diva: splendida e luminosa di quella bellezza autentica e naturale data dall’armonia delle sue imperfezioni.

Quali sono le attività della vostra associazione?
Come associazione promuoviamo corsi e stage di differenti livelli, con l’obiettivo di offrire un percorso non solo artistico ma soprattutto di consapevolezza: non è difficile levarsi una calza ma è difficile farlo credendoci. Inoltre creiamo e portiamo in giro i nostri show, che spaziano da un burlesque classico a rivisitazioni in chiave ironica ma raccontano sempre la nostra diversità e unicità. Infine il nostro blog, dove ci raccontiamo, da donne e da performer, dove condividiamo il nostro punto di vista su “quello che ci succede intorno”, dall’emozione del primo show alle pubblicità che ci piacciono ma anche quelle che ci fanno accapponare la pelle.

 

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